2018Exemplaria ClassicaOpen access

Jessica Priestley - Vasiliki Zali (eds.), Brill’s Companion to the Reception of Herodotus in Antiquity and Beyond (Brill’s Companions to Classical Reception, ISSN 2213-1426; v. 6), Leiden-Boston: Brill, 2016, xvi + 438 pp., ISBN 978-90-04-27229-3 (hardbac

Aldo Corcella

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Abstract

L'interesse per la ricezione dell'antico è fra i tratti caratteristici della filologia classica contemporanea; tendenza lodevole, dato che la storia della tradizione è parte essenziale della scienza dell'antichità, ma forse anche riprova del bisogno, da parte degli antichisti, di rivendicare una attualità, e una partecipazione alla cultura generale, che il solo studio degli antichi in sé non pare più sufficiente a garantire.Anche la produzione di Companions sembra d'altra parte essere divenuta una prassi sempre più diffusa, che si direbbe riveli l'esigenza di un enciclopedismo parcellizzato, funzionale a una informazione e a un aggiornamento su ogni sorta di autori, temi e problemi tanto più necessari in un mondo in cui la formazione classica di base si fa meno profonda e, per converso, gli specialismi imperano.Tuttavia, sotto il nome di Companions si spacciano i prodotti più vari, da manuali sistematici per principianti a raccolte di saggi superspecialistici del più vario tenore.La collana "Brill's Companions to Classical Reception" meritoriamente diretta da Kyriakos N. Demetriou, cui il volume che qui si recensisce appartiene, ben esemplifica il fenomeno: in essa sono usciti volumi di carattere più organico (penso ad es.al Brill's Companion to the Reception of Plato in Antiquity, appena pubblicato a cura di H. Tarrant, D.A. Layne, D. Baltzly, F. Renauld), ma anche volumi assai meno sistematici, come il Brill's Companion to the Reception of Cicero curato da W.H.F.Altman nel 2015, su cui un recensore ebbe giustamente a dire: "Ob es [...] eine gute Idee war, das Buch Companion zu nennen, ist fraglich.Denn im Ganzen ist es konzeptuell und inhaltlich zu disparat, um als ein solches Nachschlagewerk empfohlen werden zu können" (C.Pieper, BMCR 2017.03.24).Le stesse parole si potrebbero ora ripetere per il presente volume, dedicato a Erodoto.Va da sé che quanto più l'autore è grande e fortunato (Cicerone od Erodoto, appunto) tanto meno è facile offrire una sintesi onnicomprensiva della sua ricezione, soprattutto se si oltrepassano i confini dell'antichità; e d'altra parte le curatrici del volume sono pienamente consapevoli del carattere selettivo dell'opera che presentano al pubblico, frutto di due colloqui tenutisi nel 2013 a Bristol e Londra."This volume offers a selective assessment of Herodotus' impact on diverse genres and in different chronological and cultural milieux from antiquity to modernity.It represents a snapshot of current research areas in the reception of Herodotus", recita in effetti la Introduction ExClass 22, 2018, 201-212 (p.13); e segue una lista impressionante di temi cui riservare ulteriori studi in futuro.Su questa lista (pp.13-4) si potrebbe discutere: che tra le "underexplored areas" nell'antichità si possa tout court comprendere l'oratoria del IV secolo o la letteratura greca e latina dell'età imperiale potrà forse valere per il mondo anglosassone, non certo per l'Altertumswissenschaft in generale.Dichiarare poi che fra i "themes for future research" rientra ad esempio la storia dei manoscritti erodotei significa ammettere che tale tema è rimasto al di fuori degli interessi di chi ha curato il Companion, non certo che esso non sia già ampiamente esplorato (e infatti nella pur ampia bibliografia del volume, che occupa le pp.389-432, manca l'ormai classico B. Hemmerdinger, Les manuscrits d'Hérodote et la critique verbale, Genova 1981, in cui la storia del testo e degli studi occupa un posto d'onore).Al "selective assessment" in realtà corrisponde una varietà ben poco organica di contributi, rivelata dalla tutt'altro che limpida ripartizione in tre sezioni (Part 1: "Father of History", pp.15-166; Part 2: Language, Translation and Scholarship, pp.167-297; Part 3: New Narratives and Genres, pp.299-388): se la prima, incentrata su diversi modi di recepire il modello storiografico erodoteo, si presenta più coerente, la seconda e la terza appaiono alquanto artificiali (e contengono contributi -as es.quelli di Racine e Gray -che ben si sarebbero potuti inserire nella prima, associati ad altri decisamente più stravaganti).Tale risultato era, in un certo senso, inevitabile: proprio perché le curatrici partivano da una visione assai ampia e ambiziosa del concetto di ricezione potevano perseguirla, nello spazio di un volume, solo per esempi scelti.Tuttavia, la scelta dei temi appare a volte non pienamente motivata e anzi quasi casuale.Si dedicano così saggi alla blanda presenza di Erodoto in Flavio Giuseppe e -molto più giustamente, e con risultati nettamente migliori -in Duride, ma non si affronta il problema della fortunata revisione razionalistica di Eforo (assai poco presente anche nel recente volume su Erodoto nell'ellenismo di una delle curatrici: J. Priestley, Herodotus and Hellenistic Culture.Literary Studies in the Reception of the Histories, Oxford 2014); oppure si tratta della lettura di Erodoto da parte di Vivant Denon in occasione della spedizione napoleonica in Egitto, ma non della ricchissima riflessione, in fondo ancora aperta e attuale, che sulla veridicità di Erodoto si sviluppò dopo la decifrazione delle scritture cuneiformi, quando si poterono leggere le iscrizioni achemenidi e le testimonianze assire e babilonesi.Inoltre, non tutti i contributori sembrano aver chiaro che cosa debba esattamente intendersi per "erodoteo": mentre infatti alcuni studi mostrano un lodevole sforzo metodologico, teso a definire come e in quale misura si possa parlare di eredità del modello erodoteo, o di precise riprese del suo testo (così soprattutto negli esemplari saggi di Baron e Gray), in altri la questione è lasciata nel vago.

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L'interesse per la ricezione dell'antico è fra i tratti caratteristici della filologia classica contemporanea; tendenza lodevole, dato che la storia della tradizione è parte essenziale della scienza dell'antichità, ma forse anche riprova del bisogno, da parte degli antichisti, di rivendicare una attualità, e una partecipazione alla cultura generale, che il solo studio degli antichi in sé non pare più sufficiente a garantire.Anche la produzione di Companions sembra d'altra parte essere divenuta una prassi sempre più diffusa, che si direbbe riveli l'esigenza di un enciclopedismo parcellizzato, funzionale a una informazione e a un aggiornamento su ogni sorta di autori, temi e problemi tanto più necessari in un mondo in cui la formazione classica di base si fa meno profonda e, per converso, gli specialismi imperano.Tuttavia, sotto il nome di Companions si spacciano i prodotti più vari, da manuali sistematici per principianti a raccolte di saggi superspecialistici del più vario tenore.La collana "Brill's Companions to Classical Reception" meritoriamente diretta da Kyriakos N. Demetriou, cui il volume che qui si recensisce appartiene, ben esemplifica il fenomeno: in essa sono usciti volumi di carattere più organico (penso ad es.al Brill's Companion to the Reception of Plato in Antiquity, appena pubblicato a cura di H. Tarrant, D.A. Layne, D. Baltzly, F. Renauld), ma anche volumi assai meno sistematici, come il Brill's Companion to the Reception of Cicero curato da W.H.F.Altman nel 2015, su cui un recensore ebbe giustamente a dire: "Ob es [...] eine gute Idee war, das Buch Companion zu nennen, ist fraglich.Denn im Ganzen ist es konzeptuell und inhaltlich zu disparat, um als ein solches Nachschlagewerk empfohlen werden zu können" (C.Pieper, BMCR 2017.03.24).Le stesse parole si potrebbero ora ripetere per il presente volume, dedicato a Erodoto.Va da sé che quanto più l'autore è grande e fortunato (Cicerone od Erodoto, appunto) tanto meno è facile offrire una sintesi onnicomprensiva della sua ricezione, soprattutto se si oltrepassano i confini dell'antichità; e d'altra parte le curatrici del volume sono pienamente consapevoli del carattere selettivo dell'opera che presentano al pubblico, frutto di due colloqui tenutisi nel 2013 a Bristol e Londra."This volume offers a selective assessment of Herodotus' impact on diverse genres and in different chronological and cultural milieux from antiquity to modernity.It represents a snapshot of current research areas in the reception of Herodotus", recita in effetti la Introduction ExClass 22, 2018, 201-212 (p.13); e segue una lista impressionante di temi cui riservare ulteriori studi in futuro.Su questa lista (pp.13-4) si potrebbe discutere: che tra le "underexplored areas" nell'antichità si possa tout court comprendere l'oratoria del IV secolo o la letteratura greca e latina dell'età imperiale potrà forse valere per il mondo anglosassone, non certo per l'Altertumswissenschaft in generale.Dichiarare poi che fra i "themes for future research" rientra ad esempio la storia dei manoscritti erodotei significa ammettere che tale tema è rimasto al di fuori degli interessi di chi ha curato il Companion, non certo che esso non sia già ampiamente esplorato (e infatti nella pur ampia bibliografia del volume, che occupa le pp.389-432, manca l'ormai classico B. Hemmerdinger, Les manuscrits d'Hérodote et la critique verbale, Genova 1981, in cui la storia del testo e degli studi occupa un posto d'onore).Al "selective assessment" in realtà corrisponde una varietà ben poco organica di contributi, rivelata dalla tutt'altro che limpida ripartizione in tre sezioni (Part 1: "Father of History", pp.15-166; Part 2: Language, Translation and Scholarship, pp.167-297; Part 3: New Narratives and Genres, pp.299-388): se la prima, incentrata su diversi modi di recepire il modello storiografico erodoteo, si presenta più coerente, la seconda e la terza appaiono alquanto artificiali (e contengono contributi -as es.quelli di Racine e Gray -che ben si sarebbero potuti inserire nella prima, associati ad altri decisamente più stravaganti).Tale risultato era, in un certo senso, inevitabile: proprio perché le curatrici partivano da una visione assai ampia e ambiziosa del concetto di ricezione potevano perseguirla, nello spazio di un volume, solo per esempi scelti.Tuttavia, la scelta dei temi appare a volte non pienamente motivata e anzi quasi casuale.Si dedicano così saggi alla blanda presenza di Erodoto in Flavio Giuseppe e -molto più giustamente, e con risultati nettamente migliori -in Duride, ma non si affronta il problema della fortunata revisione razionalistica di Eforo (assai poco presente anche nel recente volume su Erodoto nell'ellenismo di una delle curatrici: J. Priestley, Herodotus and Hellenistic Culture.Literary Studies in the Reception of the Histories, Oxford 2014); oppure si tratta della lettura di Erodoto da parte di Vivant Denon in occasione della spedizione napoleonica in Egitto, ma non della ricchissima riflessione, in fondo ancora aperta e attuale, che sulla veridicità di Erodoto si sviluppò dopo la decifrazione delle scritture cuneiformi, quando si poterono leggere le iscrizioni achemenidi e le testimonianze assire e babilonesi.Inoltre, non tutti i contributori sembrano aver chiaro che cosa debba esattamente intendersi per "erodoteo": mentre infatti alcuni studi mostrano un lodevole sforzo metodologico, teso a definire come e in quale misura si possa parlare di eredità del modello erodoteo, o di precise riprese del suo testo (così soprattutto negli esemplari saggi di Baron e Gray), in altri la questione è lasciata nel vago.

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L'interesse per la ricezione dell'antico è fra i tratti caratteristici della filologia classica contemporanea; tendenza lodevole, dato che la storia della tradizione è parte essenziale della scienza dell'antichità, ma forse anche riprova del bisogno, da parte degli antichisti, di rivendicare una attualità, e una partecipazione alla cultura generale, che il solo studio degli antichi in sé non pare più sufficiente a garantire.Anche la produzione di Companions sembra d'altra parte essere divenuta una prassi sempre più diffusa, che si direbbe riveli l'esigenza di un enciclopedismo parcellizzato, funzionale a una informazione e a un aggiornamento su ogni sorta di autori, temi e problemi tanto più necessari in un mondo in cui la formazione classica di base si fa meno profonda e, per converso, gli specialismi imperano.Tuttavia, sotto il nome di Companions si spacciano i prodotti più vari, da manuali sistematici per principianti a raccolte di saggi superspecialistici del più vario tenore.La collana "Brill's Companions to Classical Reception" meritoriamente diretta da Kyriakos N. Demetriou, cui il volume che qui si recensisce appartiene, ben esemplifica il fenomeno: in essa sono usciti volumi di carattere più organico (penso ad es.al Brill's Companion to the Reception of Plato in Antiquity, appena pubblicato a cura di H. Tarrant, D.A. Layne, D. Baltzly, F. Renauld), ma anche volumi assai meno sistematici, come il Brill's Companion to the Reception of Cicero curato da W.H.F.Altman nel 2015, su cui un recensore ebbe giustamente a dire: "Ob es [...] eine gute Idee war, das Buch Companion zu nennen, ist fraglich.Denn im Ganzen ist es konzeptuell und inhaltlich zu disparat, um als ein solches Nachschlagewerk empfohlen werden zu können" (C.Pieper, BMCR 2017.03.24).Le stesse parole si potrebbero ora ripetere per il presente volume, dedicato a Erodoto.Va da sé che quanto più l'autore è grande e fortunato (Cicerone od Erodoto, appunto) tanto meno è facile offrire una sintesi onnicomprensiva della sua ricezione, soprattutto se si oltrepassano i confini dell'antichità; e d'altra parte le curatrici del volume sono pienamente consapevoli del carattere selettivo dell'opera che presentano al pubblico, frutto di due colloqui tenutisi nel 2013 a Bristol e Londra."This volume offers a selective assessment of Herodotus' impact on diverse genres and in different chronological and cultural milieux from antiquity to modernity.It represents a snapshot of current research areas in the reception of Herodotus", recita in effetti la Introduction ExClass 22, 2018, 201-212 (p.13); e segue una lista impressionante di temi cui riservare ulteriori studi in futuro.Su questa lista (pp.13-4) si potrebbe discutere: che tra le "underexplored areas" nell'antichità si possa tout court comprendere l'oratoria del IV secolo o la letteratura greca e latina dell'età imperiale potrà forse valere per il mondo anglosassone, non certo per l'Altertumswissenschaft in generale.Dichiarare poi che fra i "themes for future research" rientra ad esempio la storia dei manoscritti erodotei significa ammettere che tale tema è rimasto al di fuori degli interessi di chi ha curato il Companion, non certo che esso non sia già ampiamente esplorato (e infatti nella pur ampia bibliografia del volume, che occupa le pp.389-432, manca l'ormai classico B. Hemmerdinger, Les manuscrits d'Hérodote et la critique verbale, Genova 1981, in cui la storia del testo e degli studi occupa un posto d'onore).Al "selective assessment" in realtà corrisponde una varietà ben poco organica di contributi, rivelata dalla tutt'altro che limpida ripartizione in tre sezioni (Part 1: "Father of History", pp.15-166; Part 2: Language, Translation and Scholarship, pp.167-297; Part 3: New Narratives and Genres, pp.299-388): se la prima, incentrata su diversi modi di recepire il modello storiografico erodoteo, si presenta più coerente, la seconda e la terza appaiono alquanto artificiali (e contengono contributi -as es.quelli di Racine e Gray -che ben si sarebbero potuti inserire nella prima, associati ad altri decisamente più stravaganti).Tale risultato era, in un certo senso, inevitabile: proprio perché le curatrici partivano da una visione assai ampia e ambiziosa del concetto di ricezione potevano perseguirla, nello spazio di un volume, solo per esempi scelti.Tuttavia, la scelta dei temi appare a volte non pienamente motivata e anzi quasi casuale.Si dedicano così saggi alla blanda presenza di Erodoto in Flavio Giuseppe e -molto più giustamente, e con risultati nettamente migliori -in Duride, ma non si affronta il problema della fortunata revisione razionalistica di Eforo (assai poco presente anche nel recente volume su Erodoto nell'ellenismo di una delle curatrici: J. Priestley, Herodotus and Hellenistic Culture.Literary Studies in the Reception of the Histories, Oxford 2014); oppure si tratta della lettura di Erodoto da parte di Vivant Denon in occasione della spedizione napoleonica in Egitto, ma non della ricchissima riflessione, in fondo ancora aperta e attuale, che sulla veridicità di Erodoto si sviluppò dopo la decifrazione delle scritture cuneiformi, quando si poterono leggere le iscrizioni achemenidi e le testimonianze assire e babilonesi.Inoltre, non tutti i contributori sembrano aver chiaro che cosa debba esattamente intendersi per "erodoteo": mentre infatti alcuni studi mostrano un lodevole sforzo metodologico, teso a definire come e in quale misura si possa parlare di eredità del modello erodoteo, o di precise riprese del suo testo (così soprattutto negli esemplari saggi di Baron e Gray), in altri la questione è lasciata nel vago.

Key concepts: Brill, Classics, Art, Art history

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Jessica Priestley - Vasiliki Zali (eds.), Brill’s Companion to the Reception of Herodotus in Antiquity and Beyond (Brill’s Companions to Classical Reception, ISSN 2213-1426; v. 6), Leiden-Boston: Brill, 2016, xvi + 438 pp., ISBN 978-90-04-27229-3 (hardbac — Research Paper | ScholarLens